Definite in medicina “discromie cutanee o iperpigmentazioni”, sono la conseguenza di alterazioni del funzionamento dei melanociti, le cellule addette alla produzione della melanina (pigmento che, oltre a colorare pelle, capelli, peli e occhi, protegge la cute dall’azione dannosa dei raggi ultravioletti).
I melanociti non solo con l’avanzare dell’età tendono a non lavorare più nella maniera corretta, favorendo una distribuzione disomogenea del pigmento, ma sotto l’influenza dei raggi del sole e di qualsiasi altra fonte di luce (lampade solari, schermo computer, ecc.), con una funzione protettiva ne producono in eccesso, determinandone di contro antiestetici accumuli.
In condizioni normali, il compito di rimozione del surplus di melanina è svolto dagli “scavenger” – veri e propri spazzini dei nostro organismo – ma quando il meccanismo, controllato da fattori sia genetici sia ormonali, per qualsiasi motivo a questi riconducibile s’inceppa, la comparsa dell’inestetismo diventa inevitabile.
E non solo: secondo le ultime ricerche, anche l’inquinamento non sarebbe da sottovalutare!
Fonte: estratto da un bel servizio di Monica Bratta su Più Sani Più Belli, ottobre 2016 – con la consulenza del dottor Raffaele Siniscalco medico chirurgo estetico e della cosmetologa Brigitte Valesh.
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