Recenti studi clinici, tuttavia, suggeriscono che il suo contributo al miglioramento della lipidemia possa essere influenzato dal profilo genetico individuale e in particolare da specifici polimorfismi (alterazioni di una singola “lettera” del DNA) presenti in alcune regioni del genoma umano.
In questo studio, condotto da autori statunitensi, sono stati coinvolti 115 soggetti (37% uomini), di età compresa tra 25 e 45 anni, con diagnosi di sovrappeso e obesità, che sono stati randomizzati a consumare quotidianamente, per 12 settimane, una di due diete isocaloriche: una che comprendeva una quantità standardizzata di avocado (175 g i maschi e 140 g le femmine) o una di controllo, senza avocado.
Quando i dati sono stati invece analizzati considerando la presenza o l’assenza di specifici polimorfismi, sono invece emerse differenze significative per i valori della colesterolemia totale, dopo 12 settimane, confrontando i portatori con i non portatori di varianti genetiche di alcune proteine coinvolte nel metabolismo delle lipoproteine (ANGPTL3, ANGPTL4 e CD36).
Per quanto concerne una proteina con effetto regolatorio sulla glucochinasi, la GKRP, i portatori in omozigosi di una specifica variante (GCKR-rs1260326) che assumevano avocado risultavano avere livelli di colesterolemia totale, al termine dello studio, significativamente inferiori rispetto agli omozigoti del gruppo di controllo (l’avocado, in altre parole, svolgeva un effetto ipocolesterolemizzante in queste persone).
Gli Autori osservano che si tratta del primo studio che ha dimostrato come l’effetto del consumo di avocado sui livelli plasmatici di lipidi dipenda strettamente dai polimorfismi individuali e che i risultati, come suggerisce la più recente branca della scienza dell’alimentazione, la nutrigenetica, mostrano come la predisposizione individuale, oltre allo stile di vita e ai fattori ambientali, possa giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie.
Questi risultati possono anche contribuire a comprendere l’apparente assenza di effetti di alimenti o nutrienti su specifici fattori di rischio (e, quindi, eventi clinici): che potrebbe in realtà derivare da effetti opposti nei soggetti portatori o non portatori di specifici polimorfismi, che si annullano, sommandosi algebricamente, nella popolazione generale.
Un articolo di: Hannon BA, Edwards CG, Thompson SV, Reeser GE, Burd NA, Holscher HD1, Teran-Garcia M, Khan NA. – J Nutr. 2020 Mar 20.
Fonte: Nutrition Foundation Italia, trovi l’articolo originale (anche in lingua inglese) a questo link.
Fonte immagine: Foto gratis: avocado, frutta, mezzo slicee, kernel, seme (pixnio.com)
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