L’inulina è una fibra alimentare, solubile in acqua, un importante prebiotico, cioè una sostanza che non viene assorbita dall’organismo ma che è utilizzata dal microbiota intestinale.
Favorisce la crescita e l’attività dei bifidobatteri e latto batteri, i cosiddetti “batteri buoni”, quelli che contribuiscono a mantenerci in salute.
Queste specie batteriche si nutrono di inulina, fermentandola e liberando dei composti, come il butirrato, che aiutano a ridurre l’infiammazione intestinale.
Ci sono, infatti, molte evidenze scientifiche a supporto dell’impiego del butirrato per la terapia delle malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn.
Come integratore è venduta sotto forma di polvere o di tavolette, ma attenzione a non eccedere nelle quantità: l’apporto quotidiano non dovrebbe superare 3-10 g.
I processi fermentativi a carico dell’inulina possono causare, infatti, meteorismo e fastidiose sensazioni di gonfiore addominale, soprattutto per chi soffre della sindrome del colon irritabile.
A contenerla soprattutto carciofi, asparagi, aglio e cipolla, e le banane non troppo mature. Ma la fonte più ricca di inulina è la radice della cicoria da cui è estratta per produrre gli integratori e gli additivi usati in pasticceria.
Fonte: un articolo di Massimiliano Matteoni, biologo nutrizionista – tratto da Nuovo Consumo, maggio 2021
Fonte immagine: Batteri Icona Microbioma Gut – Grafica vettoriale gratuita su Pixabay
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