Le ricerche più innovative nel settore sono state condotte in Giappone, dove la pratica si chiama “Shinrin yoku“.
In questo paese verdissimo, coperto per circa due terzi da boschi e foreste, si è scoperto che i benefici generati dagli alberi non si limitano all’aspetto emozionale – dovuto a una sorta di effetto “terapeutico” del paesaggio – ma sono verificabili sulle nostre cellule anche in vitro.
Grazie a indagini di laboratorio, infatti, i monoterpeni (le sostanze volatili emesse dalle piante) sono stati messi a contatto con alcune cellule del sistema immunitario umano, i linfociti natural killer (NK), che intervengono nel controllo di virus e tumori.
Questo, però, non significa che tutti gli alberi e i boschi siano adatti per realizzare l’esperienza, perché alcune specie emettono una maggiore quantità di queste sostanze. Inoltre, devono possedere una densità fogliare, dimensioni, forma, altezza della chioma ed esposizione idonei.
L’ideale è passeggiare nelle aree dedicate a questa pratica, che in Italia non mancano e sono state create dopo studi sulle loro emissioni di monoterpeni.
Fonte: tratto da un servizio di Paola Rinaldi su Più Sani Più Belli, novembre 2017 – con la consulenza di Marco Nieri, bioricercatore, esperto in eco design e salute dell’habitat – il suo ultimo libro: La Terapia Segreta degli Alberi
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