Il diabete non impedisce a una donna di diventare mamma, ma è bene tenere a mente che chi ben comincia è a metà dell’opera. Così la diabetologa Marina Scavini, responsabile dell’ambulatorio diabete e gravidanza dell’Ospedale San Raffaele dì Milano, ricorda a chi ha il diabete l’importanza di programmare la gravidanza per ridurre al minimo il rischio di complicanze.
Il diabete è associato infatti a un aumentato rischio di malformazioni e aborti spontanei: «rischio che però si riduce al minimo se fin dall’inizio i valori della glicemia sono buoni», rassicura Scavini.
EMOGLOBINA GLICATA
Per iniziare bene, l’emoglobina glicata (HbA1c)- che è un indice di controllo della concentrazione di zucchero (glucosio) presente nel sangue e, di fatto, dell’efficacia della terapia in atto – dovrebbe essere inferiore a 6,5%. «Ma solo il 30% circa delle donne con diabete di tipo 1 inizia la gestazione con glicemie così buone, perché sono ancora una minoranza le pazienti che pianificano la gravidanza», dice Scavini.
Eppure, questo consentirebbe di adeguare la terapia, regolando il dosaggio di insulina, in modo da portare per tempo la glicemia al valore ideale.
ACIDO FOLICO
Prima del concepimento sarebbe opportuno anche valutare se la paziente ha eventuali complicanze del diabete (ipertensione, retinopatia…) in modo da valutare il miglior trattamento in previsione della gravidanza.
«Diverse sono però le dosi: alle donne con diabete di tipo 1 (e anche con il tipo 2) si consiglia di assumerne 4 mg al giorno (una quantità dieci volte maggiore di quella indicata per le donne senza diabete)».
DOSAGGI DIVERSI
Nel corso dei nove mesi poi, più frequenti (indicativamente ogni 15 giorni) sono le visite di controllo per monitorare la glicemia. «Anche perché la sensibilità all’insulina cambia nei diversi trimestri ed è quindi necessario cambiarne di volta in volta il dosaggio per mantenere nella norma la glicemia che, indicativamente, dovrebbe attestarsi intorno a 100 mg/dl al mattino e non dovrebbe essere maggiore di 120 mg/dl due ore dopo i pasti», precisa la diabetologa.
CINQUE ECOGRAFIE
Più numerose sono anche le ecografie. Le donne diabetiche ne fanno cinque: alle consuete tre se ne aggiungono una prima della morfologica e una praticamente a termine della gravidanza (alla 36° settimana) per monitorare le dimensioni del bambino.
E quando arriva il momento del parto, «quando possibile e sicuro, i nostri ginecologi incoraggiano quello vaginale: non è vero che le donne diabetiche devono per forza ricorrere al cesareo, necessario solo quando per esempio i bambini sono troppo grandi o in posizione podalica o per altre indicazioni ostetriche», conclude Scavini, ricordando l’importanza di essere seguite in un ospedale che abbia un ambulatorio di diabete e gravidanza.
Fonte: estratto da un bel servizio di Simona Regina su Ok Salute e Benessere, novembre 2016
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