Non sono del parere di sdoganare del tutto la cannabis perché non può esserne esclusa la pericolosità.
Così come non è stato valutato pienamente il rischio al consumo di tali prodotti in certe condizioni quali l’età, la presenza di patologie concomitanti, gli stati di gravidanza/allattamento, le interazioni con farmaci.
Vero è, poi, che “farsi uno spinello” in compagnia dei coetanei rappresenta, per la stragrande maggioranza degli adolescenti, un’esperienza di trasgressione condivisa. Così, il primo passo per osteggiarla e combatterla consiste nel prendere atto della diffusione di questo rito senza sottovalutarne gli effetti devastanti.
Da parte di genitori ed educatori si richiedono, allora, attenzione, controllo, informazione, responsabilità, competenza e collegamento stretto tra famiglie, scuola e strutture sanitarie territoriali, all’interno delle quali dovrebbero essere attivate tutte le possibili forme di prevenzione e contrasto all’uso delle droghe, soprattutto, da parte dei minori.
I ragazzi dovrebbero essere direttamente responsabilizzati, attraverso una costante informazione e formazione che proprio la scuola dovrebbe fornire. Così, la “sfida educativa” alle dipendenze dovrebbe essere messa in atto prevenendo e/o curando terapeuticamente il disagio che l’uso delle droghe, soprattutto se continuativo, denuncia, attivando un coordinamento tra le autorità educative.
Fonte: un articolo di Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e scrittrice – tratto da Confidenze, 10/07/18
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